♥ No woman, no cry (1975)

sabato, 13 dicembre 2008

33 anni dopo, non ci resta altro che piangere.
Io mi chiedo perché, in questa società di merda, le donne debbano sempre essere costrette a scegliere. Non tra due cose, ma tra cento. Tra cento sé stesse.
E’ risaputo che in noi albergano svariate identità, che ci vestiamo d’innumerevoli ruoli. Mentre agli uomini, da che mondo è mondo, non è mai stato chiesto altro che essere dei semplici ed efficaci cacciatori-raccoglitori, per i quali lo status di homo sapiens-sapiens rappresentava la méta ultima e più ambita, raggiungibile solo dopo aver percorso sentieri accidentati a suon di rutti, scorregge e testate contro le pietre.
Oggi noi, le donne dei cacciatori-raccoglitori, ci arrabattiamo per riuscire, in sole 24 ore giornaliere, a essere femmine, mogli, compagne, madri, figlie, amanti, amiche, lavoratrici, massaie, colf, badanti, assistenti sociali, psicologhe, crocerossine, puttane, e chi più ne ha più ne metta.
E in ciascuno di questi ruoli, su richiesta, dobbiamo essere più che efficienti.
Di pari passo, i cacciatori-raccoglitori si dissolvono all’orizzonte, si atrofizzano sempre più, scompaiono nelle nebbie e non si sa più neppure se esistono. Sono in crisi, si piangono addosso, c’hanno paura, non si ricordano più come si caccia un cinghiale e come si raccoglie una pera.
Una volta, i cacciatori-raccoglitori facevano due cose, che erano già troppe per loro, ma con tanto impegno riuscivano a farle bene.
Oggi non sanno più manco far quello, sono rimasti senza una guida, sono allo sbaraglio e non riescono a capire cosa vogliono, chi sono e dove stanno andando a parare.
Ma a noi, ogni giorno, nonostante ciò, ci tocca ugualmente scegliere. E ancora oggi, non ci resta altro che piangere.
Cosa sarò oggi?
Moglie o amante?
Colf o badante?
Mamma o figlia?
Lavoro o famiglia?
Come mi piacerebbe avere solo due cose tra cui scegliere: cacciatrice o raccoglitrice?
Oppure: rutto o scorreggia?
Ho elaborato una statistica prendendo in considerazione tutte le coppie che conosco e, in base alla mia esperienza, i risultati sono sconcertanti: su dieci coppie, otto sono costituite da una donna intelligente, di bella presenza e di più che buona cultura che sta con un uomo ampiamente al disotto della sua portata, sia fisica sia mentale. In un caso, i due si equivalgono quanto a levatura mentale, ma non si capisce chi dei due è il cacciatore-raccoglitore e chi non lo è, con un evidente disagio psicologico e sociale. Nell’ultima coppia dello studio, le cose vanno a gonfie vele poiché lei è mamma, massaia ed eventualmente lavoratrice (generalmente fa un lavoro che le fa abbastanza cagare) e lui è un rispettabile cacciatore/raccoglitore.
In nessuna – e dico nessuna – delle coppie dello studio, l’uomo supera la donna quanto a qualità e capacità.
Davanti a me vedo scene trash: plotoni di uomini di Neanderthal accoppiati a magnifiche, eteree Raperonzolo dalle lunghe trecce.
Le affascinanti Raperonzolo sono piuttosto sconfortate, poiché i cacciatori-raccoglitori non hanno ancora capito cosa faranno da grandi o, se l’hanno capito, pensano di aver già dato il massimo e dalla stanchezza sono crollati sul divano, fondendosi con esso per recuperare le indicibili forze impegnate in questo arduo compito.
Io non capisco perché gli uomini di oggi sono solo raccoglitori; raccolgono con i loro cestinetti di vimini i frutti del sudore di noi donne per poi darsi alla macchia, e chi s’è visto s’è visto. Perché quelle due semplici mansioni si sono ridotte a una mentre le nostre, da tre (darla via, curare la casa e accudire i figli) sono aumentate a un centinaio?
A me questo rapporto sembra un tantino iniquo.
“Non mi è chiara la relazione”, come dice Crozza.
Oggi è il giorno in cui, dopo l’ennesimo e selvaggio ostruzionismo, ho dovuto fare l’ennesima scelta, e non mi sembra giusto.
Vaffanculo.

paloma78

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♥ Nel 1915...

martedì, 21 ottobre 2008

Lenin scriveva:

"In regime capitalistico non è possibile un ritmo uniforme dello sviluppo economico, né delle singole aziende, né dei singoli Stati. In regime capitalistico non sono possibili altri mezzi per ristabilire di tanto in tanto l'equilibrio spezzato all'infuori della crisi nell'industria, e della guerra nella politica".

[mumble mumble... alla crisi nell'industria ci siamo già]

L'aveva capito nel 1915 e siamo ancora qui.

E un altro grande uomo l'aveva capito nel 1850.

[sic.]

paloma78

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Mi capita sempre più spesso di “vedermi dall’esterno”, come se fossi spettatrice di un film che racconta la mia vita. Si tratta di una sensazione molto strana e al contempo affascinante. Certamente questo fenomeno ha un nome, che ignoro.
Ultimamente è divenuto molto frequente. A volte è addirittura inquietante. Ha qualche cosa di schizofrenico. Penso sia un segnale del disagio crescente che provo nell’adattarmi al sistema in cui sono immersa. D’altra parte, è difficile abituarsi a nuotare nella merda! Che sia un modo inconscio per esprimere la repulsione? Siamo vittime di un sistema perverso che costringe a lavorare sempre di più per far fronte a esigenze sempre crescenti, perché siamo spinti ad avere sempre maggiori necessità e, conseguentemente, a dover guadagnare di più per poterle soddisfare.
Il modo più semplice sarebbe emigrare in posti meno "aggressivi", dove le esigenze siano ridotte e dove, pertanto, ridotta sarebbe l’esigenza di triturarsi l’esistenza lavorando come automi, limitando al minimo le occasioni di socialità, per vivere più umanamente e con maggiore libertà umana.
Il mostro è il Capitale. E chi, dalla sinistra “istituzionale” (ora extraparlamentare), ha predicato e continua a predicare di voler “ridimensionare il sistema” per renderlo più umano e attento alle esigenze degli individui e della comunità è un illuso, un utopista o forse, semplicemente, un ignorante (che ci è o che ci fa). Il capitale avanza e noi, come cavie da laboratorio, ce ne stiamo ammassati in spazi angusti nell’attesa dell’inevitabile (che peraltro da tempo sta già accadendo).
E allora si deve scegliere: o si sta col capitale o contro di lui. Le mezze misure non esistono in questo caso; la storia lo dimostra. Questo sistema non lo si può ridimensionare ma solo sradicare e distruggere, perché incapace di autoregolarsi. È una macchina infernale, disumanizzante e disumanizzata; o la si ferma, oppure la si cavalca. Ma farla rallentare, questo è impossibile. Il capitale non è limitabile né arginabile, avanza inesorabilmente e aggressivamente e non vi è modo di “regolarlo”, perché il suo limite è rappresentato da sé stesso. Continuerà a inglobare e fagocitare tutto ciò che incontra sulla sua strada, finché non ce ne sarà più per nessuno, e giù un’altra guerra mondiale, giusto per gradire, per radere tutto al suolo per poi poter ricominciare a crescere selvaggiamente.
Oggi, essere comunisti significa uscire dalle case, incontrarsi, incontrare la gente, intessere reti, ricorrere alla stampa indipendente, diffondere conoscenza, il tutto grazie alla militanza volontaria. Il tutto restando rigorosamente autonomi, indipendenti, autofinanziati, estranei alle forme di governo istituzionali.
Tutto il resto è pura demagogia e, soprattutto, noia.

paloma78

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♥ Lenin insegna che...

sabato, 27 settembre 2008

Senza una politica consapevole delle masse, non avviene alcuna significativa trasformazione della società

Nessun'altra “scienza” è in grado di compiere tale trasformazione

La trasformazione è veramente significativa solo se la politica si unisce alle esigenze più democratiche delle masse, espresse a tutti i livelli

Nessuna democratizzazione della vita sociale è possibile, in profondità, se le masse non vi si sentono attivamente coinvolte

L'importanza della politica non si esaurisce con la trasformazione rivoluzionaria del sistema, poiché questa non può avvenire una volta per tutte

Il vero scopo della politica è quello di umanizzare la società, poiché solo così l'esigenza di ricorrere a una politica rivoluzionaria perderà il suo senso

paloma78

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Girando di casa in casa, suono un campanello dopo l’altro. Insieme ai Compagni, diffondo un messaggio importante. Con sottobraccio il mio pacco di giornali, busso alle porte e parlo sotto i balconi. Salgo e scendo dalle scale, e nonostante il freddo mi sento calda.
Il mio cuore è caldo, la mia testa è calda. Dentro e fuori, ho il caldo di quel qualcosa che sto portando con me, dentro di me, nel mio cuore, per me stessa, per il mondo: il mio ideale, la mia conoscenza. Da condividere con gli altri, con quanta più gente possibile. Senza clamore. Suonando un campanello, sedendosi a un tavolo, dialogando. È il motore che mi fa muovere, sognare, sperare; sconfiggere pigrizia e stanchezza. E’ il caldo delle idee, riflesse negli occhi dei miei Compagni che giorno dopo giorno sconfiggono mostri, con i loro visi stanchi e i loro occhi saturi di voglia di comprendere.
Incontro le persone, incontro il mio Paese. E’ un’esperienza unica. Scopro com’è difficile parlare con le persone, e che la distanza e l’indifferenza hanno conficcato sin nel profondo le loro radici in questa nostra Italia.
Ogni giorno, prendo più coscienza del mondo che mi circonda e nel frattempo scendo in campo con i Compagni nella Lotta porta a porta. Una Lotta pacifica contro la distanza, l’ignoranza, la diffidenza.
Porte in faccia, insulti, e tante persone che continuano a porsi domande senza trovare risposte.
Incontro uomini e donne di tutte le età, intreccio con loro un dialogo, realizzo quanta solitudine è nascosta dentro le case, dietro le porte chiuse.

Grazie Compagni per i vostri sguardi e per il vostro cuore grande.

paloma78

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♥ Il Paroliere

sabato, 19 aprile 2008

Le parole mi affascinano. C'è stato un periodo in cui, insieme all'uomo veggente e a due cari amici, giocavamo sempre al Paroliere. Era l'epoca in cui c'era una quantità inimmaginabile di tempo da perdere, così trascorrevamo ore a esaltarci con il paroliere...

Ho deciso che chiamerò quei due cari amici per replicare: è un po' che ci penso; il fantasma del paroliere è tornato a ossessionarmi!

Poi ho pensato che oggi è terminato un corso con quattro studenti che mi rimarranno particolarmente nel cuore, perché francamente speciali. Una classe davvero bella, grazie alla quale ho anche scoperto l'ultimo libro di Pennac sulla scuola e sugli insegnanti.

Il paroliere e i miei students mi hanno fatto venir voglia di giochi di parole, così su un libretto di esercizi ho trovato questo mini-paroliere in inglese.

Con queste lettere si possono comporre ben 48 parole in inglese... A differenza del paroliere, però, le lettere non devono necessariamente essere vicine per formare una parola; le parole possono essere formate anche con lettere lontane una dall'altra:

B T U
I A L
F E U

Level: 20 words = good; 30 words = excellent (non da' neppure per scontato che uno arrivi a 48 parole...)

Finora ho trovato: beautiful; fit; table; tube; fail; file; eat; tail; tale; bite; felt; fault; but; bit; tile; late; blue; belt; late; if; futile; able, lab; bait; flu; leaf; flat; left; tub; tea; ate

...

paloma78

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Leggendo "Repubblica" ho visto il simbolo con la falce e il martello: insieme ad altri, era nell'elenco dei “simboli scomparsi”.
Le vestigia di un grande eroe morto in battaglia e che presto sarà dimenticato, dopo giusta sepoltura.
Non so come, mi sono venuti in mente Chomsky e la strumentalizzazione dell'informazione.
Un simbolo è veicolo di un messaggio. Scompare il simbolo, scompare il messaggio.
Se poi lo dicono anche i giornali, allora è cosa fatta.
Un’equazione disarmante e lapalissiana.
Ho quasi paura che il messaggio scompaia davvero.
Sono assalita da momenti di totale pessimismo.
Ho paura dell’oblio.
Ho paura di risentire frasi come quella che ho sentito ieri provenire dalla bocca di un mio conoscente berlusconiano: “Quelli sono ancora lì a parlare dei 'capitalisti', dei 'padroni' e del 'marxismo'… Che palle! Ma non capiscono che sono vecchi? Ormai sono superati, il mondo va avanti! Sono noiosi”.
Al momento, mutismo e rassegnazione. Dentro di me pensavo: "Certo! Trombare, magnare, guardare il Grande Fratello, sfruttare poveri cristi per poter andare in giro vestiti come manichini da capo a piedi seduti su un SUV e avere collusioni mafiose come il cazz'inculo del tuo mentore è infinitamente più divertente che parlare di pari diritti ed equità sociale".
L’istinto è stato omicida. Ma ho dissimulato indifferenza. Poi, nel mio cervello si è fatta sentire l’eco della solita vocina iper-critica che diceva: “Forse un po' c’ha ragione?”.
Orrore.
Avevo pensato quella cosa.
Subito sono rinsavita e mi sono auto-rassicurata: "Hai pensato questo perché effettivamente è vero che la sinistra è 'vecchia', nel senso che non sa più comunicare con la base; parla troppo 'difficile'. Su quello la latrina ha ragione. Ma la latrina non sa neppure cos'è, il 'capitalismo', altrimenti non lo riterrebbe 'sorpassato', datosi che oggi è più in voga che mai. Hai pensato questo, ecco, ma null'altro è in discussione".
Quelli non sono concetti superati o "vecchi".
Le parole non passano mai di moda.
Le parole esprimono concetti.
Quel simbolo non è “scomparso”.
Nonostante ciò e per un solo, infinitesimale momento, le parole della latrina hanno continuato a rimbombarmi nella testa, continuando a non sembrarmi tanto prive di un perché.
Oggi il perché si è affacciato timidamente nel mio cervello: forse è perché non posso sfuggire alle teorie di Chomsky?
L’informazione avvelenata sta lentamente avvelenando anche me?
Simbolo scomparso su Repubblica = simbolo che lentamente e inesorabilmente scomparirà dalla mia testa, simbolo "vecchio"?
Che paura.
Io scrivo, così contrasto il fenomeno, almeno nella mia testa: faccio informazione = dico cose vere = per me il simbolo esiste = il simbolo esiste.
Mi sento molto meglio. 

paloma78

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giovedì, 17 aprile 2008

Sinistra Extraparlamentare
La sconfitta
di Gabriele Polo
(da "Il Manifesto" del 15/04/2008)

Niente America, niente duello McCain-Obama all'italiana. Semmai assomigliamo di più alla Thailandia del miliardario Thaksin, col signore delle televisioni che torna prepotentemente al governo a braccetto con lo xenofobo padano. Per continuare - sulla scia delle paure sociali - il lavoro che ha già profondamente trasformato questo paese nella costola più retriva e populista dell'Europa.
Il responso elettorale è pessimo. Talmente brutto che permetterà a Silvio Berlusconi d'incalzare il Pd sul terreno delle riforme plebiscitarie e presidenzialiste. Walter Veltroni deve stare attento a non rallegrarsi per l'attenzione che il Cavaliere gli concederà, in un abbraccio che magari permetterebbe al leader del Partito democratico di assecondare il suo credo bipolarista, finendo però per travolgerlo. Il risultato del Pd non è esaltante: poco sopra a quello dell'Unione di due anni fa solo grazie al voto utile che ha desertificato a sinistra, senza recuperare nulla al centro e a destra. Anzi.
Ma ciò che oggi salta più ai nostri occhi, in maniera netta, è la sconfitta della sinistra, fin dentro il baratro - perdendo tre milioni di voti - della scomparsa parlamentare. I prodromi c'erano tutti, ma non ne abbiamo viste fino in fondo le conseguenze. La Sinistra-l'Arcobaleno ha pagato carissimo il costo di due anni di governo in cui non ha portato a casa quasi nulla di ciò che si aspettavano il suo elettorato e la sua gente. Così ha perso consensi a sinistra, nell'astensionismo e - seppure in misura minore - verso liste minori. Poi è stata penalizzata dalla logica del «voto utile» (a contrastare Berlusconi) dissanguandosi per il Pd. Infine, proponendosi come investimento sul futuro - pensando che una promessa sia un progetto - ha svelato tutto il vuoto di analisi sociale e proposta cultural-politica che ne fotografa oggi le assenze. Si è offerta come un «vuoto da riempire». Gli elettori, che non sono scemi, non le hanno creduto: la composizione delle liste è stata da manuale Cencelli, era evidente la divisione che continuava tra i partiti «promotori» (pronti a sfilarsi un minuto dopo la chiusura dei seggi). Risultato: macerie, che rischiano di seppellire quel poco di pratica comune affrettatamente sperimentata in campagna elettorale.
Da oggi la sinistra è un soggetto extraparlamentare. Non è cosa da niente: scompare ogni argine istituzionale alle strette che si preparano con l'approssimarsi della crisi economica - che già ha spinto a destra molta parte dei soggetti sociali più deboli - e di fronte al trionfo populista e autoritario delle destre. Resta un futuro tutto da costruire: se si partirà dalla lezione subita, ricominciando da zero a praticare il conflitto sociale e capire come dare veste politica a un'ipotesi d'alternativa al quadro liberista, persino una simile sconfitta può diventare un'occasione. Se ci si ridurrà a una resa dei conti tra quadri dirigenti - priva di autocritica (a partire dalla messa in discussione del ruolo di ciascuno) -, allora si diano al turismo. Niente Thailandia, meglio il Nepal.

paloma78

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♥ La sezione "Politiche2008" di Splinder...

mercoledì, 16 aprile 2008

È piena di quelli come me, quelli che NON HANNO VOTATO SILVIO! Ma allora scusate, ma CHI CAZZO CE L'HA MANDATO, SUL CADREGHINO?

Ma è possibile che non ci sia uno straccio di berlusconiano con il suo blog di centro-destra che esulta per la vittoria? Possibile che questo popolo vigliacco e sommerso si limiti solo a qualche commento anonimo nei blog degli altri?

Ma SIAMO ANCORA AL PUNTO CHE CHI VOTA BERLUSCONI SI VERGOGNA E NON LO DICE? CAZZO! QUESTE VOCI LE VOGLIO SENTIRE! VOGLIO SENTIRE PERCHÈ L'AVETE VOTATO!

O forse non scrivono perché sono analfabeti?

paloma78

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♥ News from Abroad about "The Boss"

martedì, 15 aprile 2008

Berlusconi sweeps back to power as left concedes defeat in Italian elections

Government likely to be most rightwing in 14 years. Two-party divide seen as basis for political stability

Silvio Berlusconi was last night set to return to power at the head of Italy's most rightwing government since he first came to office 14 years ago.
Projections from the general election held yesterday and on Sunday gave his Freedom Folk movement a convincing victory over Walter Veltroni's centre-left Democratic Party (DP).
After Veltroni conceded defeat, an uncharacteristically subdued Berlusconi said: "I feel a great responsibility, because the months and years ahead will be difficult ones." They would, he said, be "decisive for the modernisation of the country".
Talking live to a television political chatshow, the media tycoon said he had already chosen his next cabinet, and it would include at least four women. Berlusconi said he appreciated Veltroni's good wishes, adding that his government would be open to suggestions from the opposition on "measures that affect the wellbeing of the country".
Early results indicated that he would be able to govern comfortably for the next five years with no help from the centre-left. In the senate, projections indicated that Freedom Folk and its allies would get 167 of the 315 seats - 25 more than the DP and its ally, the anti-graft Italy of Principles party. In the 630-seat chamber of deputies, Berlusconi's followers were forecast to have a majority of 63.
Italy's next government is likely to be more conservative even than the one that ruled the country for five tumultuous years to 2006. Berlusconi will no longer have to take into account the moderating influence of the centre-right Union of Christian and Centre Democrats (UDC), which broke with him shortly before the campaign and was the only other party to win a significant representation in the lower house.
But he will have to take seriously the virulently anti-immigrant Northern League, led by Umberto Bossi. It scored a resounding triumph, more or less doubling its presence in parliament.
At the other end of the political spectrum, the vote for a new Marxist-Green alliance crumbled. Projections suggested the Rainbow Left would not get a single candidate into parliament.
For the first time since the second world war, Italy will have a parliament cleanly divided between two main groups, which should bring it stability. But Berlusconi's triumph will send a shiver of apprehension through Brussels, where memories are still fresh of the way his government let Italy's public finances run out of control, threatening the stability of the euro. Romano Prodi, the former European commission president and Italy's ex-prime minister who narrowly defeated Berlusconi two years ago, reversed the trend. But to cut the budget deficit, he made the centre-left deeply unpopular by raising taxes and clamping down on evasion.
Italy's next government faces an unenviable task in trying to reinvigorate a failing economy. That was reflected in the generally cautious rhetoric of both leading candidates in the campaign. Last year, the EU announced that the Italian economy had been overtaken by Spain's.
Other symptoms of Italy's failure are legion. They include a flag carrier airline, Alitalia, which is losing €1m a day, and a refuse crisis that engulfed Naples and the surrounding region of Campania and appeared to many Italians to embody their country's plight. Projections suggested the right had triumphed by an unusually large margin in Campania.
During the campaign, Berlusconi vowed to slash taxes and boost infrastructure spending in an effort to stimulate the economy. He insisted the budget deficit could nevertheless be contained by improving efficiency in the public administration and embarking on a huge programme of public asset sales.
The election turnout, usually high in Italy, was three points lower than at the last general election in 2006 - 82%, compared with 85%, according to initial data from the interior ministry. There was speculation that the drop reflected disillusion among the young at an ageing and cronyism-prone political class.
The country looks set for five years of government headed by a 71-year-old man who has a string of trials behind him for alleged financial wrongdoing. All his convictions have been overturned on appeal and other charges against him expired under statutes of limitations.

http://www.guardian.co.uk/world/video/2008/apr/15/berlusconi.power [video]

paloma78

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Paloma

Parlo di me

♥ Una donna che ogni giorno si sveglia e pensa: ‘Quanto sono stata fortunata a non nascere uomo!’ … ma che degli uomini e delle loro paturnie, così come delle sigarette, non è mai riuscita a fare a meno. ♥ Una donna cocciuta, piuttosto complicata, sensibile, molto rompicoglioni, e oltremodo femminista. ♥ Una che deve capire sempre tutto, anche quello che non c’è da capire, e che così facendo si fa abbastanza del male. ♥ Un’inguaribile idealista cui manca sempre la terra sotto i piedi. ♥ Convinta comunista, marxista-leninista, che spera un giorno di poter scendere in trincea a fare la rivoluzione, magari quando sarà nonna, e ci porterà anche i nipoti. ♥ Una che, tutto ciò detto, alla fine capitola con ben poco. Forse, semplicemente, una semplice romantica.

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